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Tokyo verso il 2020. Il design dell’architetto Kengo Kuma

Kengo Kuma  è uno dei più acclamati architetti contemporanei del Gippone. Il suo nome ha acquistato ancor più notorietà dopo che la Kengo Kuma & Associates ha vinto la gara per la realizzazione del nuovo Stadio che ospiterà i Giochi Olimpici nel 2020. 

I rimandi alla tradizione giapponese, l’uso di materiali naturali e la ricerca di armonia e semplicità sono elementi ricorrenti nel suo ‘design', come lo stesso Kengo Kuma ha ricordato durante il seminario ospitato presso la Camera di Commercio lo scorso 10 giugno. L’evento e’ stato l’occasione per illustrare e riflettere sulle scelte che guidano il suo operato, idee fondanti che aiutano a comprendere i progetti a venire. 

Tornando allo Stadio Olimpico, è stata la semplicità del design l’elemento vincente: inoltre gli alberi e arbusti previsti sia all’interno che attorno allo stadio, consentiranno a questa grandiosa struttura di fondersi armonicamente con il paesaggio di Tokyo, in particolare con il parco Meiji. Kengo Kuma ha infatti ricordato che non lontano dallo Stadio si trova uno dei luoghi più importanti per la religiosità giapponese: il santuario dove sono onorati lo spirito dell’imperatore Meiji e della sua consorte. L’edificio scintoista e’ circondato da una immensa foresta che costituisce uno dei luoghi spirituali più importanti della città. Il design dello stadio, fedele all’architettura tipica giapponese, prevede il legno come elemento caratterizzante l’edificio; inoltre “mentre i normali stadi sono pensati soprattutto per gli atleti, questo stadio sarà aperto al pubblico ogni giorno”. 

Kengo Kuma ha inoltre illustrato le idee alla base del progetto del museo di Nacagawa-machi Bato Hiroshige. Anche in questo caso ha dichiarato l’intendo di mantenere una profonda relazione con la natura: “ ho cercato di tradurre la filosofia dell’artista Utagawa Hiroshige nel mio progetto, usando artigiani locali e il più possibile materiali naturali della zona come carta, legno, pietre e  bambù, simbolo dell’essenza della natura”. Una suggestiva ‘hall’ collega l’aria antistante l’ingresso del museo con l’interno e le montagne retrostanti, creando una armoniosa linea di collegamento tra dentro e fuori, natura e opera dell’uomo, suscitando un sentimento di accoglienza.

Kengo Kuma ha infine ricordato le unità semplici che caratterizzano molti suoi progetti: si tratta di moduli che, assemblati insieme, formano installazioni o costruzioni magnificamente leggere e solide, dove la luce gioca un ruolo fondamentale nel contribuire ad una sensazione di armonia. È questo il caso del ‘pavilion’ realizzato nei giardini della Tuileries a Parigi. I vari elementi sono assemblati tra loro usando antiche tecniche della carpenteria giapponese che non prevedono l’uso di chiodi. " Il padiglione è costituito da pezzi di legno identici che sono stati sovrapposti , intrecciati e assemblati per creare un volume dinamico e poetico allo stesso tempo ", ha affermato Kuma.

Tornando a Tokyo, durante il seminario Kengo Kuma ha descritto il progetto del Centro della Cultura e del Turismo di Asakusa. Considerato una delle aree più antiche e ricche di storia della città di Edo (l’antica Tokyo) l’edificio doveva immergersi in un contesto urbano molto articolato, che include il mercato, una pagoda e i santuari. Da questi presupposti emerge il progetto di un edificio di 7 piani che appaiono come case singole sovrapposte. Ciascun piano si affaccia con una inclinazione differente all’esterno, dando una particolare connotazione a ciascuno spazio e rafforzando l’idea che ogni ambiente svolge una funzione differente: sala conferenze, sala polivalente, teatro, ecc.

 

 

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